E’ virtuale ciò che senza essere reale
ha, con forza e in modo pienamente
attuale (cioè non potenziale), le qualità del reale.
DANIS BERTHIER,
Meditations sur le réel et le virtuel
“Visitare i mondi virtuali rimanda all’idea del movimento, dell’allontanamento dalla realtà abituale, dell’assunzione di una diversa identità culturale e/o di genere, al ribaltamento di logiche e modelli culturali, sociali fino all’alterazione dei valori economici. Il bisogno d’evasione da solo non giustifica l’esistenza di mondi virtuali, così come da solo non giustifica il turismo. Entrambe le pratiche danno piuttosto all’individuo occasioni altre di costruire la propria identità, di esibirla o di esprimerla, al di fuori degli ambienti naturale e sociale nei quali è collocato nel mondo reale. La straordinaria ricchezza di offerta di situazioni ed esperienze che nella realtà materiale e sensoriale non sono possibili fa sì che nel frequentare questi mondi ci si accontenti di una realtà che in quanto virtuale non riesce a soddisfare tutti i sensi, ma che certamente offre altre esperienze alle quali evidentemente è difficile rinunciare. La cosa sorprendente è che, come la realtà sensoriale e materica ha una quota di invisibile, una sorta di iperrealtà, anche una parte delle singole identità si muove, si costruisce, matura e agisce in un mondo che non è quello immediatamente visibile. Ciascuno di noi interpreta la realtà sensoriale combinandola con il proprio immaginario, la cui vastità è proporzionale alla nostra disposizione e alla nostra capacità di ritenere, di tenere da conto e di estendere le nostre percezioni fisiche in un mondo altro, immaginario, infinitamente più ampio di quello reale e capace di contenere l’elaborazione infinita di tutte le nostre esperienze.”
( ‘La società in rete’ , Manuel Castells )
Se parliamo di un luogo, dove si condivide con altre persone la sperimentazione di uno spazio diverso, un meta-spazio in cui non c’è peso, non ci sono odori, non si tocca nulla, non c’è memoria se non quella che viene (ri)creata appositamente per dare un senso al Metaverso e nello stesso tempo, un luogo dove è possibile incontrare, condividere, confrontarsi con persone di tutto il mondo e poter volare, attraversare corpi solidi e avere la moltiplicazione dei punti di vista, allora parliamo di Second Life. Il progetto propone, in attinenza al tema dell’Altrosenso, un’architettura che reinterpreta l’immagine di un corpo di donna, che avviene dopo un processo di esplosione e successiva ricomposizione armonica delle parti. Un’architettura dove gli eventi temporali diventano parte integrante della forma. Lo spazio si trasforma in una fitta e interconnessa rete di particolarità e singolarità pensata per ospitare l’allestimento delle opere delle artiste partecipanti all’iniziativa dell’Altrosenso, divise in sezioni corrispondenti alle diverse città dove saranno presenti in Real Life. L’opera, inoltre avrà una composizione/costruzione in progress, ossia seguirà la successione degli eventi in Real Life e nello stesso tempo la funzione di creare una continuità di tutti gli eventi, che si svolgeranno da Luglio a Dicembre.
La progettista Valeria Galluzzi, alias sven Phlox